Born from pain

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Diretto da Alex e Nico (Nicolas Blot e Alexandre Macquart-Moulin).
I due registi avevano già sperimentato la regia con un altro cortometraggio realizzato insieme, sempre nello stesso anno.
Del loro modo di fare cinema dicono: “Non basta usare il cinema solo per raccontare storie. È necessario portare un significato poetico a un film, per provocare un sentimento profondo nel pubblico. Altrimenti diventa semplicemente un riciclo di codici cinematografici classici”.

La storia del film è drammatica e racconta di una giovane donna, Monica che sopravvive ad un orrendo massacro familiare. Da quel momento la vita per lei è molto complicata. Per mantenersi inizia a prostituirsi.
Presto emerge il desiderio di rifarsi una famiglia con la messa in atto di un piano estremo, per ottenere un figlio.

Un film destabilizzante, dove il rapporto madre/figlia subisce una logica di freddo legame, privo di slanci materni. Ognuno dei protagonisti trova il proprio spazio in cui inserire un barlume di affettività, Monica lo fa continuando a prostituirsi. Mentre La figlia trova conforto nelle immagini televisive, estraendo tracce sentimentali prodotte da un bacio narrato in uno dei tanti film, suoi compagni di vita.

Un film crudo con un finale che lascia poche speranze.
Emerge uno squilibrio sociale tra le mura spoglie di uno scantinato, dove l’unico spiraglio di luce, fuoriesce da una vecchia tv che irradia le uniche immagini a tenere compagnia alla giovane figlia sin dai primi mesi di vita.

Monica è interpretata da Marie Garel-Weiss, vincitrice come regista del premio “Ulivo d’oro” alla 19° edizione del Festival del cinema Europeo di Lecce con l’opera La Fête est finie.
Le altre attrici sono Magalie Marc nel ruolo della figlia e Emmanuelle Escourrou nel ruolo dell’amica al bar.

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