Il cinema di Bach

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Diversi registi hanno guardato con particolare devozione alla musica di Johann Sebastian Bach.
Bach è stato senza dubbio l’autore prediletto da Pier Paolo Pasolini, fin dalla prima adolescenza.
La sua musica “ha costruito un edificio saldissimo nella mia vita” come ebbe modo di scrivere.
La musica di Bach non è un sottofondo alle immagini dei suoi film ma un’ulteriore strumento per suscitare nello spettatore un senso di sconcerto che le immagini da sole non avrebbero la forza di provocare.
Come l’accostamento del coro finale Wir setzen uns mit Tränen nieder (Ci inginocchiamo con lacrime) della Matthäus-Passion BWV 244, inserito dal regista sia nel momento della rissa di Accattone, sia nel finale del film, quando si compie il suo tragico destino. E’ una contaminazione voluta tra la degradazione della persona e delle sue azioni e il sacro della musica.

In Accattone ho voluto rappresentare la degradazione e l’umile condizione umana di un personaggio che vive nel fango e nella polvere delle borgate di Roma. Io sentivo, sapevo, che dentro questa degradazione c’era qualcosa di sacro, qualcosa di religioso in senso vago e generale della parola, e allora questo aggettivo, ‘sacro’, l’ho aggiunto con la musica. Ho detto, cioè, che la degradazione di Accattone è, sì, una degradazione, ma una degradazione in qualche modo sacra, e Bach mi è servito a far capire ai vasti pubblici queste mie intenzioni”. (Pier Paolo Pasolini).

Pasolini ha utilizzato la musica di Johann Sebastian Bach in alcuni dei suoi importanti film, oltre ad Accattone (1961), anche ne Il Vangelo secondo Matteo (1964), Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975). Pagine musicali estratte dalla Matthäus-Passion BWV 244; dal Concerto Brandeburghese n.2 BWV 1047; dalla Messa in si minore BWV 232; dal Concerto per violino, oboe, e archi in Re minore BWV 1060; la Fuga da Musikalisches Opfer BWV 1079 (Offerta Musicale, nella versione orchestrata da Anton Webern).

Ermanno Olmi ne L’albero degli zoccoli (1978), ha utilizzato diverse composizioni di Johann Sebastian Bach alcune tratte dalle Cantate Sacre: Ich steh mit einem fuss im gralbe BWV 156; Erbarm dich mein, o Herre Gott BWV 721; Komm, susser Tod BWV 478; altre da pagine strumentali: la Fuga in sol minore BWV 578 e il Chorale Prelude Nun komm der heiden heiland BWV 659 entrambe per organo; la Sarabanda dalla Suite n. 3 in do maggiore per violoncello solo BWV 1009.

Qualcuno ha detto che Bach è forse un tocco eccessivamente aristocratico per un film sui contadini.
Non sono d’accordo. Credo che la grandezza di Bach, come la poesia, non sia né aristocratica né popolaresca ma semplice ed essenziale come la verità. Perciò sono convinto che il mondo contadino e la musica di Bach si conoscessero e andassero d’accordo ancora prima che si incontrassero nella colonna sonora dell’Albero degli Zoccoli.
” (Ermanno Olmi)

Herbert von Karajan diceva di Ingmar Bergman che dirigeva i suoi spettacoli e i suoi film come un direttore d’orchestra. Nei film di Bergman le scelte musicali e il loro utilizzo, anche dal punto di vista strutturale e formale, sono tutt’altro che trascurabili e richiamano a volte l’andamento di alcune strutture musicali, pause e silenzi compresi.
Dalla metà degli anni ’50 Bergman abbandona le colonne sonore appositamente composte, ricorrendo a scelte musicali più personali e confacenti alle sue visioni, attingendo dal repertorio classico.
Anche in molti dei suoi film troviamo spesso musiche bachiane:
– Il posto delle fragole (1957) con il Preludio e Fuga da il clavicembalo ben temperato BWV 853;
– Come in uno specchio (1961) in cui si ascolta la Sarabanda dalla Suite n.2 in re minore per violoncello BWV 1008;
– Il silenzio (1963) con le Variazioni Goldberg n. 25 BWV 988;
– Persona (1966) in cui figura l’Adagio dal Concerto per violino BWV 1042;
– L’ora del lupo (1968) con la Partita No. 3 in la minore per clavicembalo BWV 827;
– Sussurri e grida (1973) con l’Allemande dalla Suite No. 5 in do minore BWV 1011;
– Sinfonia d’autunno (1978) Sarabande dalla Suite No. 4 in mibemolle maggiore BWV 1010;
– Conversazioni private (1996) in cui si ascoltano Jesus bleibet meine freude dalla Cantata BWV 147 e il secondo movimento dal Concerto Brandeburghese n.1.

La musica è un tema che ha accompagnato Andrei Arsenyevich Tarkovsky non solo nella sua produzione cinematografica. Nei suoi film la musica è una presenza costante, soprattutto quella di Bach, non solo la utilizza magistralmente come pochi altri registi, mai come elemento prevaricante e invasivo, ma come elemento che interagisce con le immagini, rafforzandone le emozioni e gli stati d’animo.
Anche Tarkovsky ha inserito musiche di Bach in alcuni dei propri film, ricordiamo: Solaris (1972) in cui si ascoltano il Coro e il Recitativo iniziali estratti dalla Johannes Passion BWV 245, oltre a vari brani di musica per organo, in particolare il Preludio Corale in Fa minore Ich ruf’ zu dir, Herr Jesu Christ BWV 639 ricorrente più volte nel corso del film; Lo specchio (1975) con i Preludi e i Corali tratti dall’Orgelbuechlein BWV 599-644, oltre a brani estratti dalla Matthäus-Passion BWV 244 e dalla Johannes Passion BWV 245; in Sacrificio (1986) utilizza come Pasolini Erbarme dich dalla Matthäus-Passion BWV 244, e il Preludio BWV 539.

Ma la lista di scelta di musiche bachiane prosegue con altri registi e altri film:
– Il Padrino (1972) di Francis Ford Coppola in cui è presente la Passacaglia e Fuga in do minore BWV 582;
– Picnic ad Hanging Rock (1975) di Peter Weir con Il Preludio n.1 in do maggiore da Il Clavicembalo ben temperato BWV 846;
– La casa dei giochi (1987) di David Mamet con la Fuga dalla Toccata in do minore BWV 565;
– Il silenzio degli innocenti (1991) di Jonathan Demme, con il sottofondo dell’Aria dalle Variazioni Goldberg BWV 988, mentre Hannibal Lecter (Anthony Hopkins) massacra due guardie carcerarie;
– Schindler’s list (1993) di Steven Spielberg mentre sulle note della Suite N.2 in la minore BWV 807 i soldati uccidono famiglie di ebrei durante una retata e due di loro discutono se la sonata in sottofondo sia di Bach o di Mozart.
– Seven (1995) di David Fincher in cui è l’Aria dalla Suite No.3 in re maggiore BWV 1068;
– Il pianista (2002) di Roman Polanski con la Suite No.1 per violoncello BWV 1007.

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